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Morandi Tappeti

Teheran, la città senza memoria

Nella città definita “senza memoria”, anche la millenaria tradizione della manifattura dei tappeti sembra essere completamente scomparsa già oltre sessant’anni fa.

Teheran, la città senza memoria

Antico tappeto Teheran

Dal blog Morandi Tappeti

In persiano si dice Tehran e famigliarmente Tehrun. Quando il fondatore della dinastia Quajar la volle per capitale nel 1796 era solamente un piccolo borgo; la posizione geografica, il cielo turchese, il cono nevoso del Damavand, ricordano un po’ Città Del Messico. Ma Teheran fa pensare soprattutto a Seul con le sue case di mattoni, i monumenti di stile monacense, ed un aspetto di Asia alta e lontana. Così descriveva Teheran nel 1951 un funzionario dell’ambasciata francese giuntovi in occasione della conferenza franco-iraniana. “Le stagioni sottolineano alcuni tratti della città o ne mutano il carattere. Il lungo autunno iraniano, con le serate fresche ed il dorato splendore delle giornate è l’epoca preferita dai viaggiatori. La primavera, troppo decantata è breve e spesso piovosa.” Così invece la descrive la grande scrittrice iraniana di lingua francese Amine Pakravan dicendo: “Nel suo modernismo affrettato e privo di bellezza, anche se non sprovvisto di grazia, fa un po’ l’effetto di essere appena sorta dal suolo, ed i suoi tentacoli si stendono attraverso uno spazio che, il giorno prima, non era che un deserto.Nessuna traccia è rimasta di ciò che i nomi di certi quartieri ricordano. Si può dire che è una città senza memorie.” Queste descrizioni degli anni ’50 riferite alla città “senza memoria” ci fanno capire quanto Teheran fosse già cambiata e, per volere dello Shah, quale opera di modernizzazione fosse già in atto. Il distacco tra Teheran e tutta la provincia, che era rimasta molto arretrata, lo si può anche vedere dal fatto che la prestigiosa manifattura dei tappeti di Teheran non era già più presente in città fino dagli anni ’20. Che per effetto della normale modernizzazione della città i telai e gli annodatori si fossero spostati naturalmente in altri centri o che, come si racconta, fu proprio la volontà dello Shah Reza di far rifiorire a Goom (Kum ) la manifattura imperiale, poco importa. Ciò che a me preme invece sottolineare è che per descrivere il fasto della città con i tappeti bisogna risalire perlomeno al primo decennio del XIX secolo.

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